Nell’aprile del 1944 Sydney Short arrivò sul Lago Maggiore come uomo in fuga. Era un pilota alleato, uno dei soldati ex prigionieri che, dopo essere transitati da Milano e Laveno, cercavano una via per raggiungere la Svizzera. Ad accompagnarli, attraverso una rete clandestina di persone e sentieri, fu la Rete Baccigaluppi. Da Laveno il percorso proseguì verso la Val Grande e la Valle Cannobina, fino alle montagne del confine. Il 4 aprile 1944 Short e gli altri uomini attraversarono il Ghiridone, entrando in territorio svizzero. Dietro di loro rimaneva un’Europa sconvolta dalla guerra; davanti, la possibilità della salvezza.

Il Lago Maggiore visto da Cortaccio (1060 mt)
Ottantadue anni dopo, quegli stessi luoghi sono tornati al centro della storia, ma con un significato completamente diverso. Non più un uomo che cerca di attraversare il confine senza essere visto, ma suo figlio Grant, accompagnato dalle figlie Leonie e Carrie, venuti dalla Nuova Zelanda per seguire le tracce del padre e del nonno. Con lo storico Raphael Rues e il regista Carlo Bava abbiamo ripercorso quei passaggi, cercando di restituire alla vicenda non soltanto la precisione dei fatti, ma anche la dimensione umana di una memoria rimasta a lungo affidata ai racconti familiari.

In elicottero da Cortaccio alla Capanna Al Legn (1800 mt)
Laveno, la Val Grande, la Valle Cannobina, il Ghiridone, Cortaccio e Brissago sono diventati così le tappe di un viaggio nella memoria. Le montagne che nel 1944 rappresentavano un confine da superare sono oggi un paesaggio da attraversare lentamente, osservare e comprendere. Anche il modo di raggiungere quei luoghi racconta la distanza fra allora e oggi. Il percorso verso il Ghiridone è stato seguito dall’alto, in elicottero, per poi ritrovare a piedi la dimensione concreta della montagna. Sentieri, dislivelli e valichi permettono di intuire quanto potesse essere difficile, per uomini stanchi e in fuga, attraversare quella frontiera durante la guerra.

La famiglia Grant
Ma il vero punto di arrivo del viaggio non è stato un luogo. È stato l’incontro. Ascoltare Grant parlare del padre, raccogliere i ricordi trasmessi nella famiglia, vedere Leonie e Carrie confrontarsi con un paesaggio conosciuto fino a quel momento attraverso fotografie e racconti, ha trasformato una vicenda storica in qualcosa di presente. Per chi studia la storia, il territorio conserva tracce, documenti e testimonianze. Per una famiglia, invece, conserva soprattutto assenze, immagini, parole tramandate e domande rimaste aperte. È qui che il viaggio acquista il suo significato più profondo.

La lettera di felicitazioni della famiglia di Ricco di Montefestino (Modena) che aveva ospitato Sydney (1947)
Sydney Short attraversò il Lago Maggiore e quelle montagne perché doveva fuggire. Suo figlio e le sue nipoti sono tornati nello stesso territorio perché oggi possono permettersi di fermarsi, guardare e chiedere che cosa accadde davvero. La direzione è la stessa, ma il senso è opposto. Allora si cercava di scomparire oltre un confine. Oggi si torna indietro per ritrovare una persona. Le fotografie di questo percorso, realizzate lungo le diverse tappe e durante l’incontro con la famiglia, diventano così qualcosa di più della documentazione di un viaggio. Mettono in relazione due tempi lontanissimi e mostrano come un paesaggio possa diventare il luogo concreto in cui la memoria familiare incontra la storia.

Il team di ricerca
E forse è proprio questo il modo più autentico per ricordare Sydney Short: non soltanto raccontando la sua fuga, ma tornando insieme alla sua famiglia là dove tutto è accaduto, seguendo ancora una volta quei passi, questa volta nella libertà.
⭐ Ottantadue anni dopo, sulle stesse montagne, la fuga verso la salvezza di un uomo è diventata il viaggio della sua famiglia.

Grant con Carrie e Leonie Short a Cortaccio
