Nel cuore di Firenze, il cortile di Palazzo Strozzi (1490-1504) si apre come una pausa di pietra nella trama compatta della città, un respiro geometrico che ordina il cielo in quadrati e trasforma il passaggio in esperienza. Voluto da Filippo Strozzi il Vecchio (1428-1491) e realizzato da Simone del Pollaiolo (1457-1508), questo spazio rinascimentale non è semplice vuoto architettonico: è misura, proporzione, eco di passi e sguardi, un teatro silenzioso dove la storia si dispone in equilibrio tra luce ed ombra. Ciascun dettaglio sembra trattenere un pensiero antico e ogni colonna suggerisce una continuità che attraversa i secoli.

Dentro questa calma apparente irrompe, dal 14 aprile al 2 agosto 2026, l’intervento di SUPERFLEX, There Are Other Fish in the Sea, un titolo che già vibra di ironia e distanza, promessa e perdita. Il collettivo danese trasforma il cortile in un bacino immaginario, dove l’acqua non si vede ma si avverte, come una presenza mentale che altera la percezione dello spazio. Le superfici riflettono senza specchiare davvero, i suoni si propagano come onde trattenute e l’aria stessa sembra acquisire densità liquida. Non si tratta di un allestimento che invade, piuttosto una condizione che si insinua: il visitatore entra e si scopre immerso, pur restando asciutto.

L’opera agisce per sottrazione e slittamento. L’assenza dell’elemento acquatico reale rende più acuto il senso di immersione, come se il mare fosse stato distillato sino a diventare idea. SUPERFLEX lavora su una tensione sottile tra realtà e simulazione, costruendo un paesaggio che esiste solo nell’interazione tra corpo e spazio. Il cortile, con la sua razionalità rinascimentale, si piega a questa suggestione contemporanea: la solidità della pietra dialoga con una fluidità immateriale, generando una frizione percettiva che è anche riflessione sul nostro tempo.

Qui affiora la lezione del sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925-2017): la sua idea di modernità liquida come condizione instabile, in cui le forme sociali si dissolvono prima di consolidarsi. L’installazione sembra tradurre in esperienza sensibile questa teoria: il cortile, simbolo di ordine e permanenza, diventa un campo fluido dove i confini si fanno incerti e l’identità dello spazio si ridefinisce ad ogni passo. Non c’è più una struttura fissa da contemplare bensì un ambiente da attraversare, in cui ogni presenza modifica l’insieme. La liquidità non è soltanto tema, è pratica percettiva.

Eppure, accanto a questa dimensione sociologica, si insinua una risonanza più intima, quasi onirica, che richiama il filosofo francese Gaston Bachelard (1884-1962). Nel suo pensiero, l’acqua è materia di sogno, elemento che dissolve le forme e apre a una rêverie profonda. There Are Other Fish in the Sea evoca proprio questa qualità: il cortile non è più solo luogo fisico ma uno spazio interiore dove il visitatore proietta immagini, ricordi e possibilità. L’assenza dell’acqua reale diventa condizione per un’immaginazione più libera, capace di riempire il vuoto con visioni personali.
Così, tra Zygmunt Bauman e Gaston Bachelard, l’intervento di SUPERFLEX costruisce un ponte inatteso: da una parte la fluidità come cifra del presente, dall’altra la liquidità come dimensione poetica dell’esperienza. Il cortile di Palazzo Strozzi diventa il luogo in cui queste due correnti si incontrano, generando un campo di tensione che coinvolge il corpo e la mente, la storia e l’immaginazione. Alla fine, uscendo, resta una sensazione difficile da nominare: come se si fosse attraversato un mare senza bagnarsi, come se la pietra avesse imparato a fluire. E forse è proprio qui il cuore dell’opera: ricordarci che anche negli spazi più solidi si nasconde una possibilità di movimento, che ogni forma può diventare onda.
⭐ Non basta cercare l’acqua, occorre farsi (a)mare.

