Il nuovo progetto degli storici Eleonora Alberti e Raphael Rues
C’è un filo rosso che attraversa laghi, vallate alpine, piccoli oratori e grandi chiese tra Ticino, Ossola e Lombardia. È il filo dei Cenacoli, le rappresentazioni dell’Ultima Cena che per secoli hanno accompagnato la vita spirituale delle comunità insubriche. Non una semplice serie di “copie” del celebre dipinto di Leonardo a Milano, ma un universo sorprendente di immagini, simboli, maestranze itineranti e dettagli locali che raccontano un territorio intero.

Quando si pensa all’Ultima Cena, la mente corre subito a Santa Maria delle Grazie. Eppure, molto prima e molto dopo Leonardo, il tema del Cenacolo era già vivo nelle terre tra il lago e le Alpi. In alcune chiese di montagna sopravvivono affreschi trecenteschi, dipinti nati in un mondo ancora medievale, dove la tavola degli apostoli parlava soprattutto di condivisione, fede e appartenenza comunitaria.

Poi arrivano il Rinascimento, le botteghe itineranti, gli artisti che attraversano passi alpini e vallate portando con sé modelli, colori e idee. Pittori lombardi lavorano nei villaggi ticinesi; famiglie di frescanti decorano chiese lungo le vie di transito; influenze milanesi si intrecciano con tradizioni locali. Nasce così una costellazione di opere disseminate tra Bellinzona, la Verzasca, il Luganese, l’Ossola, il Comasco e il Varesotto. Ed è proprio qui che il racconto diventa affascinante.

In alcuni Cenacoli compaiono gamberi di fiume e ciliegie sulla tavola degli apostoli. In altri, Giuda mangia il boccone offerto da Cristo mentre il gesto viene fissato con drammatica intensità. A Bellinzona un pittore arriva persino a dipingere un piccolo buco nella tovaglia, dettaglio quotidiano che rende la scena incredibilmente umana. Ogni valle sembra aggiungere qualcosa di proprio: una sensibilità, un cibo, un colore, un modo diverso di guardare il sacro.
Queste immagini non nascevano per i musei. Erano pensate per persone che spesso non sapevano leggere, ma che attraverso gli affreschi comprendevano storie, emozioni e significati religiosi. Il Cenacolo diventava così una presenza viva: durante la messa, nelle feste, nei momenti di crisi, nei periodi di cambiamento politico e sociale. Molti di questi luoghi oggi sono quasi sconosciuti. Alcuni si trovano in piccoli nuclei di montagna, altri lungo antiche vie commerciali percorse per secoli da mercanti, pellegrini e soldati. Entrare in queste chiese significa spesso scoprire tesori inattesi custoditi nel silenzio delle vallate alpine.
Da qui nasce il progetto “Cenacoli Insubrici”, ideato dagli storici Eleonora Alberti e Raphael Rues: un viaggio culturale tra arte, storia e territorio per riscoprire una tradizione figurativa che unisce regioni oggi separate da confini nazionali, ma legate da radici comuni. L’obiettivo è creare una rete di luoghi, racconti e itinerari che permetta di valorizzare questo patrimonio diffuso, mettendo in dialogo siti celebri e piccole realtà nascoste. Il progetto prevede una pubblicazione divulgativa e scientifica, una piattaforma digitale, percorsi culturali e collaborazioni con istituzioni, archivi e comunità locali. Al centro rimane, soprattutto, una domanda semplice: cosa raccontano queste tavole dipinte sulle persone che le hanno volute, guardate e tramandate per secoli?
Forse la risposta si trova proprio nei dettagli più inattesi: nei gamberi accanto agli apostoli, nelle ciliegie rosse sulla tavola, nei paesaggi alpini che emergono dietro le finestre, nelle tracce lasciate da artisti in cammino tra montagne e laghi. Segni di un mondo che continua ancora oggi a parlare attraverso le sue immagini.
