Eleonora Alberti – Storica dell’Arte e Divulgatrice Culturale

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Il Teatro che torna alla Città: l’inaugurazione “alla Murata” di Bellinzona

Ci sono luoghi che non smettono davvero di parlare, nemmeno quando il silenzio li avvolge. Restano nelle pareti, nelle poltrone, nel legno di un palcoscenico, nelle voci di chi li ha attraversati. Aspettano. E talvolta accade che qualcuno ascolti quel silenzio e decida di trasformarlo nuovamente in vita. È ciò che è accaduto al Teatro…

All’inaugurazione del Teatro alla Murata di Bellinzona: la disamina delle tre opere artistiche commissionate da Alessandro e Stefania Ballabeni

Per iniziare la disamina delle tre opere d’arte dedicate e commissionate per il Teatro alla Murata di Bellinzona, completamente riattato dall’operazione di filantropia culturale di Stefania e Alessandro Ballabeni, parto dal concetto per cui il caso non esiste. E non è un caso che questa frase nasca proprio in Canton Ticino, esattamente a Montagnola. Dentro…

Monte Verità, l’arte come pratica quotidiana

E se un artista, invece di produrre opere, avesse deciso di fare della propria vita un’opera? È forse questa la domanda più radicale che Gusto Gräser consegna alla storia dell’arte. Una domanda che, a Monte Verità, non appartiene soltanto al passato. Dal 28 al 30 agosto 2026, il quarto workshop dedicato alla sua figura ha…

Consigliere del Club per l’UNESCO Ticino

Vicepresidente dell’Associazione Valorizzazione dei Beni Culturali della Svizzera Italiana (AVBCSI)

Presidente del Lions Club Laveno Mombello Santa Caterina del Sasso

Membro del Comitato Direttivo e Scientifico della Gusto-Gräser-Gesellschaft

Formazione Accademica Mostre & Pubblicazioni

“La Montagna incantata” (2026): quando il Monte San Giorgio diventa un viaggio nel tempo, nella memoria e nell’immaginario

Una montagna può contenere quasi 240 milioni di anni di storia e, nello stesso tempo, custodire racconti, devozioni, paure, leggende e memorie che appartengono alla vita degli uomini? La risposta è arrivata l’8 settembre 2026 a LaFilanda di Mendrisio, dove il pubblico si è lasciato accompagnare dentro il mondo de La Montagna incantata – Miti, leggende e luoghi energetici sul monte San Giorgio” di Eleonora Alberti e Andrea Netzer, pubblicato da Fontana Edizioni.

Ph Massimo Zanderin

A guidare l’incontro è stato Alessandro Tini, moderatore della serata, affiancato dal team dell’editore Raoul Fontana, con il responsabile editoriale Marino Malacarne e con la consulente editoriale Angela Mollisi. Ad aprire idealmente il percorso è stata la prefazione della Prof. Arch. Katia Accossato, mentre le immagini di Massimo Gavioli hanno contribuito a restituire al pubblico il volto più suggestivo di una montagna che, a guardarla con attenzione, sembra cambiare continuamente identità.

Ph Massimo Zanderin

Il Monte San Giorgio è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per i suoi straordinari fossili del Triassico. Il riconoscimento UNESCO, arrivato nel 2003 per il versante svizzero e nel 2010 per quello italiano, ne ha consacrato il valore come testimonianza eccezionale della vita marina di un passato lontanissimo. È proprio da qui che prende forma il viaggio raccontato nel libro: quattordici itinerari tra Canton Ticino e Alto Varesotto che attraversano sentieri, villaggi, cave, chiese, eremi e luoghi di confine, intrecciando ricerca storica, osservazione del paesaggio, tradizioni popolari e dimensione spirituale.

Ph Massimo Zanderin

Eleonora Alberti, storica dell’arte e divulgatrice culturale attiva tra Italia e Svizzera, porta nella ricerca lo sguardo capace di leggere il territorio come un palinsesto. Andrea Netzer, regista, scrittore e giornalista che per oltre trent’anni ha collaborato con la RSI, aggiunge invece l’esperienza di chi ha fatto del racconto del paesaggio e della spiritualità una parte importante del proprio lavoro. Nel dialogo con Alessandro Tini, la domanda iniziale è stata apparentemente semplice: quando ci si accorge che si sta più scrivendo una guida storico-artistica? È una domanda che apre immediatamente una prospettiva diversa. Perché camminare sul Monte San Giorgio significa sì seguire un sentiero, ma anche attraversare epoche e linguaggi differenti. La pietra racconta la geologia, le architetture raccontano la storia, le opere d’arte parlano della devozione, le testimonianze popolari restituiscono paure e speranze, mentre le leggende trasformano il paesaggio in un luogo dell’immaginazione.

Ph Massimo Zanderin

E allora il fossile incontra il drago. Il passaggio potrebbe sembrare ardito: da una traccia scientificamente documentabile a una creatura fantastica, fino alla figura di San Giorgio che, nella tradizione cristiana, affronta e sconfigge/addomestica l’ombra. Eppure è proprio questa apparente distanza a rendere il percorso degli autori particolarmente interessante. La leggenda non viene proposta come sostituto della scienza, ma come una chiave diversa per interrogare il territorio. Un drago non dimostra un evento storico. Può però raccontare qualcosa della relazione che una comunità ha costruito con un luogo, con ciò che non comprendeva, con ciò che temeva o con ciò che percepiva come potente e misterioso. Così il Monte San Giorgio diventa anche una montagna di simboli. Il dinosauro rimanda alla profondità vertiginosa del tempo; il drago appartiene alla memoria mitica; San Giorgio rappresenta l’atto umano di confrontarsi con ciò che appare minaccioso e sconosciuto. Tre immagini lontanissime, eppure capaci di incontrarsi nello stesso paesaggio.

Ph Massimo Zanderin

È a questo punto che il racconto si spinge verso il tema più delicato e forse più curioso del volume: i cosiddetti “luoghi energetici”. Ed è proprio per questo che, durante la serata, il tema è stato affrontato ponendo una questione essenziale: dove finisce il dato verificabile e dove comincia l’esperienza personale? Il libro invita a fermarsi. A rallentare. Ad ascoltare il silenzio, il respiro, la qualità dello spazio. A domandarsi che cosa accade quando attraversiamo un luogo senza più considerarlo semplicemente uno sfondo. È una prospettiva che può interessare anche chi rimane scettico perché esiste un territorio comune, precedente a qualsiasi interpretazione: quello dell’attenzione. Un sentiero osservato con calma non è lo stesso sentiero attraversato distrattamente. Una cappella incontrata dopo una salita non è soltanto un edificio. Un bosco, una cava o una radura possono assumere significati diversi a seconda dello sguardo con cui li incontriamo. La montagna, così, non viene spiegata attraverso una sola verità. Viene interrogata mediante più livelli. E il confine, inevitabilmente, diventa parte di questo racconto.

Ph Massimo Zanderin

Il Monte San Giorgio appartiene infatti a due Paesi, ma il paesaggio non conosce le stesse linee che compaiono sulle mappe politiche. Svizzera e Italia condividono la montagna, le sue storie, i suoi percorsi e una memoria territoriale che precede le frontiere moderne. Gli itinerari proposti da Alberti e Netzer attraversano proprio questa continuità. Il confine smette di apparire come una barriera e diventa una soglia: un luogo in cui culture, comunità e vicende differenti possono incontrarsi. Ma c’è anche una domanda più attuale, inevitabile per un territorio riconosciuto dall’UNESCO: come invitare alla scoperta senza trasformare la scoperta in consumo? Il successo di un luogo può diventare infatti la sua stessa fragilità. Più una montagna è conosciuta, più cresce il desiderio di raggiungerla; più persone la percorrono, maggiore diventa la responsabilità di proteggerla. Da qui nasce l’idea di un turismo diverso, più lento e consapevole. Un modo di camminare che non si limita a raggiungere una meta, ma cerca di capire ciò che incontra lungo il percorso. Il libro diventa, allora, una guida nel senso più ampio del termine: non indica soltanto dove andare, ma suggerisce come guardare.

Ph Massimo Zanderin

E forse è proprio questo il suo tratto più originale. Perché La Montagna incantata non chiede al lettore di scegliere tra scienza e leggenda, tra storia dell’arte e spiritualità, tra geologia e immaginario. Gli propone piuttosto di attraversare queste dimensioni mantenendo la capacità di distinguere, interrogare e meravigliarsi. Nel corso della serata, il dialogo ha assunto anche un tono più personale. Agli autori è stato chiesto di guardare al lavoro dell’altro e riconoscere ciò che da soli non avrebbero potuto raccontare nello stesso modo. È qui che il senso del progetto è apparso con maggiore chiarezza: due sguardi diversi possono diventare complementari quando scelgono di percorrere lo stesso territorio senza pretendere di possederne una spiegazione definitiva. Ed è arrivata la domanda più semplice e, forse, più difficile: quando è che il Monte San Giorgio è davvero “incantato”?

Ph Massimo Zanderin

La risposta non può essere soltanto nei fossili, nei miti, nelle chiese, nei sentieri o nei luoghi energetici. L’incanto nasce nell’istante in cui tutte queste dimensioni iniziano a dialogare dentro lo stesso sguardo. È questa la sfida lanciata dal volume di Eleonora Alberti e Andrea Netzer: restituire a una montagna conosciuta in tutto il mondo la capacità di sorprendere ancora. Farci scoprire che dietro una roccia può esserci un oceano preistorico, dietro una leggenda la memoria di una comunità, dietro una cappella secoli di devozione e dietro un sentiero una frontiera che, camminando, quasi scompare.

Ph Massimo Zanderin

La serata a LaFilanda di Mendrisio si è così trasformata in qualcosa di più della presentazione di un libro. È diventata un invito a partire. A lasciare per qualche ora la velocità quotidiana, infilare gli scarponi e guardare il Monte San Giorgio con occhi nuovi. Perché una montagna non è mai soltanto ciò che abbiamo davanti agli occhi. È il tempo che custodisce, la memoria che conserva e lo sguardo con cui decidiamo di attraversarla. E l’incanto comincia proprio lì, quando smettiamo semplicemente di salire e impariamo finalmente a guardare.

Vi aspettiamo al prossimo incontro mercoledì 23 settembre 2026 alle ore 20.30 presso il Cinema Iride di Lugano!

⭐ Monte San Giorgio: una montagna da attraversare e tante storie da ascoltare.

Ph Massimo Zanderin

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